Intervista con la scrittrice Carla Menon. “Seconda Edizione di Recensioni ed Interviste di The Horace Post”.

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Dopo essersi classificata terza al Premio Kafka, finalista del Premio Michelangelo Buonarroti e dopo aver vinto il Premio Milano International, ottenendo un altro riconoscimento per la sua carriera, Carla Menon si racconta su The Horace Post. Carla ci racconta sua vita, la sua dedizione per l’insegnamento ma soprattutto ci parla della sua scrittura grazie alla quale è riuscita a superare non pochi momenti difficili scaturiti dalla perdita di diversi affetti.

Fra le sue opere più importanti, si ricordano Incontro, Sentieri, Quadri Veneziani, Serenissime stelle i quali costituiscono una lunga carriera letteraria fatta di sacrificio e meritatissimi traguardi.

L’intervista con la scrittrice Carla Menon

La storia di Francesca Serio ti aspetta sul sito della casa editrice Antipodes, Ibs, Amazon. Prenotabile in tutte le librerie d’Italia.

Francesca Serio Cover

Premio di Merito Salvatore Quasimodo, III edizione 2017.

ORAZIO MANCUSO. Ciao Carla, benvenuta sul mio blog! Raccontaci un po’ di te…

CARLA MENON. Insegno da più di trent’anni… Mi dedico alla passione per la scuola e per la letteratura, e poi, il genere che cerco di trasmettere ai miei studenti da sempre, coltivando ovviamente letture personali, letture che poi propongo anche agli allievi medesimi a scuola, è il genere classico. Cerco di incuriosirli riguardo la lettura dei classici. Ricordo sempre a loro il valore di quella frase che usava spesso Italo Cavino: “Un classico si rilegge, non si legge”. La “rilettura” dei classici dovrebbe accompagnarci non solo durante gli studi ma anche per il resto della nostra vita. Ovviamente ci sono delle letture chiaramente personali che esulano dal contesto dei classici, però rimango dell’avviso che la letteratura madre sia proprio quella dei nostri antenati; dei grandi esempi sia per quel che concerne il contenuto dei loro scritti che per quello che hanno fatto non solo nella letteratura, nel sociale e a livello culturale nella nostra storia, nella nostra civiltà tutta quanta.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Il mio percorso di vita legato alla scrittura nasce dopo un avvenimento insolito. Venti anni fa più o meno. È stato per me un’occasione di fondamentale importanza. Incontrai un amico, un critico d’arte Roberto Filippetti. Dopodiché gli mostrai dei testi che avevo cominciato a scrivere. Erano più che altro delle prose liriche. Mi incoraggiò a continuare su questa strada. Di fatto, ci siamo risentiti quando avevo appena ricomposto una serie di prose che compongono il mio primo libro: “Incontro”. Roberto presentò questo libro e anche il secondo: “Sentieri” e, soprattutto, in questo secondo scritto, ha anche scritto la prefazione. Inoltre, le pubblicazioni risalgono al 2002, e l’altro al 2003. Uno dei miei scritti è anche legato ad un avvenimento familiare molto triste: la perdita di mia mamma. È venuta a mancare sei mesi dopo della presentazione. Ma lei ci teneva ad esserci. Ho fatto in modo che lo fosse…

Quindi la scrittura è stata come uno scudo…

Assolutamente sì… Poco tempo dopo la perdita di mia madre, scoprii per caso fra le sue cose una lettera dove lei scriveva che ci teneva che io continuassi a scrivere anche se la cosa la vedevo un po’ remota. Ero proprio agli esordi. L’anno dopo fu pubblicato un altro mio libro “Sentieri”, una raccolta di silloge per me molto particolare. Sono rintracciabili i luoghi della mia infanzia, della mia storia personale.

Dopo, ho vissuto un lungo periodo di silenzio. È venuto a mancare anche mio padre… E ricominciai a scrivere. Infatti, nel 2009 esce “Schegge di cristalli” il cui titolo racchiude la speranza ma al contempo il dolore.

A proposito di “Quadri Veneziani”…

Si tratta di sei racconti. C’è la storia quella reale di personaggi interessanti come Casanova e storie abbastanza comuni che sono legate a dei luoghi particolari come il Ghetto di Venezia, Ponte di Rialto… C’è un po’ di tutto. Sei sentieri che ci raccontano Venezia e ce la mostrano come se fossero tanti quadri.

Ha anche scritto Serenissime Stelle che racconta un po’ le donne del passato e della contemporaneità…

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Assolutamente. Ho fatto un misto di prosa e poesia. Ho raccontato le parti più salienti di trentasei donne veneziane, dal Quattrocento fino all’ultima Roberta Camerina intorno al 2000. All’interno di questo libro c’è un proseguo per quel che concerne la narrazione: dalla parola all’immagine. L’immagine amplia e dilata la parola. Così ho raccontato Serenissime Stelle.

Ha anche vinto dei premi letterari…

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“Quadri Veneziani” è stato dedicato ad un amico il quale è scomparso. Ci teneva che io scrivessi questo libro. È morto poco più che cinquantenne. Dopodiché, ho fatto in modo che uscisse subito ed è nato questo scritto. Per me, questa opera è stata significativa poiché grazie a Quadri Veneziani ho vinto il premio Kafka, poi, ha vinto anche delle menzioni speciali al premio Michelangelo Buonarroti. C’è stata anche la possibilità di passare a Serenissime stelle il quale ha vinto recentemente un altro premio in qualità di opera inedita a Milano. Questi sono i premi maggiori. I premi minori non te li racconto neanche altrimenti mi metterei lì a fare la conta (ride). Ma, questi sono quelli a cui tengo particolarmente, come il premio alla carriera ricevuto a Spoleto che rappresenta il percorso di vent’anni. È stato un traguardo inaspettato ma anche ben accolto.

Come concepisci la scrittura?

Guarda, di solito la scrittura è espressione della propria anima, del proprio vissuto. Uno racconta, ma nel raccontare deve poi anche raccontarsi. Non si può soltanto inventare. Nel raccontare e scrivere una storia c’è molto di te, di cui vivi. Quello che racconti è sempre un quadro nel quale tu inserisci dei particolari che ti hanno segnato, che ti appartengono, che hai vissuto. Dal personale si passa all’universale. Quello che scrivo io è sempre legato a vicende che ho vissuto e che ho raccolto negli anni…

Qual è la scrittrice che ritieni più “personale”?

Come poetessa Alda Merini. È stata poco considerata nella sua pazzia, nei suoi problemi, nella sua vita. I suoi testi dedicati alle donne, alla vita e alla morte sono unici. Magari sarò anche di parte, però quello che lei ha dato in pochissimi versi è immenso. Non sta lì a crogiolarsi in quaranta versi, cinquanta versi. Lei, in poco, ti disegna la vita. Te la racconta. A volte dura, a volte amara. E, poi, come scrittore, amo molto Fëdor Dostoevskij. Non è italiano, lo so. Però se si osserva il modo in cui è andato a scavare nella profondità dell’animo umano, non ci sono eguali… Assolutamente! L’idea dello scavo e del riportarti alla luce, sorprendendoti sempre… Dostoevskij è uno scrittore che ha dato vita a dei personaggi che si contraddistinguono per il sacrificio e la voglia di riscattarsi. Sono unici.

Qual è l’augurio che ti senti di fare ai tuoi lettori e a quelli che poi leggeranno questo pezzo?

Di appassionarsi alle storie e cercare attraverso la lettura di un testo qualcosa di sé, di avere quell’input ossia quella possibilità di cogliere la luce, vedere una stella anche nel buio della notte, sempre, che non sia un miraggio ma che sia la luce vera e autentica della vita.
Scritto da Orazio Mancuso.

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