Intervista con la scrittrice Simona Burgio: “Il mio nuovo libro, Insomnia di esse”… alla seconda edizione di recensioni e interviste di The Horace Post.

Simona Burgio, scrittrice di Porto Empedocle, si racconta su The Horace Post e parla del suo ultimo libro Insomnia di esse edito dalla casa editrice siciliana Antipodes.

BIOGRAFIA

(cit. Casa Editrice Antipodes)

Simona Burgio

«Simona Burgio si appassiona alla pittura, al disegno, alla disciplina della danza, ma la costante nella sua vita è scrivere. Inizia il suo primo componimento a quindici anni, e termina la sua prima raccolta nel 2017. Diplomatasi al Liceo Classico “Empedocle” di Agrigento, all’età di diciannove anni si trasferisce a Roma dove studia Moda e Sociologia. In questo periodo entra in contatto con il mondo della Lingua dei Segni Italiana e, affascinata, ne comincia lo studio e si avvicina alla comunità sorda. Vive tra Roma e Porto Empedocle, lavorando nel campo del vintage, ma sogna di tornare nella sua città natale ed avviare un’attività che unisca il vintage, la LIS e le arti.»

ANTICIPAZIONI del libro Insomnia di esse:

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«Dal 2013 all’Anno Zero

Scrivo di notte, perché la notte mi ha sempre dato tutto quello che chiedevo e volevo sentire. Perché la mia storia è un po’ come la tua. Anche tu avrai un’amica che è nata gialla! o quell’amico che conosci da quando le tartarughe ninja videochiamavano. Con lui hai smezzato non sai quante sigarette. Ma adesso hai smesso. Io ho smesso di botto, una mattina di Maggio, senza un motivo assolutamente apparente. Non fumo più, ma il mio amico c’è sempre e batte la sigaretta per scrollare la cenere, in quel modo che mai sono riuscita ad imparare.

La mia storia è uguale alla tua, per certi versi identica. Forse.»

INTERVISTA CON LA SCRITTRICE

ORAZIO MANCUSO. Ciao Simona, benvenuta nel mio blog. Parlaci di te.

SIMONA BURGIO. Ciao Orazio. Attualmente sto preparandomi per l’esame che mi abilita alla professione di Interprete LIS. Mi sono sempre dedicata allo studio della Lingua dei Segni Italiana. Nell’ultimo anno ho lavorato nel campo del vintage, da sempre mi ha appassionata. Così poi ho aperto una “vetrina” on line, grazie ad un app internazionale. Dove vendo vintage e soprattutto secondhand.

Come è nata l’idea del tuo ultimo libro “Insomnia di esse”?

La storia di Francesca Serio ti sta aspettando, prenotabile in tutte le librerie d’Italia e acquistabile sul sito della casa editrice Antipodes, Amazon, Ibs

Francesca Serio Cover

SIMONA BURGIO. Non è mai nata in verità! Ho sempre scritto, a tempo perso certe volte. Altre stavo ore.. anche cinque, sette ore, a scrivere. Due miei cari amici nel 2016 hanno raccolto i miei componimenti sparsi qua e là. E a Natale mi hanno regalato il mio libro! Così, anni dopo, ci “ho rimesso mano” e spinta da un altro mio amico, ho cominciato a mandare il dattiloscritto. Ma non ho mai scritto un libro ecco. Cioè, non scrivevo pensando che un giorno sarebbe stato pubblicato. È stato inaspettato.

Cosa significa per te scrivere?

Scrivere è come tutte le altre cose che ho fatto e faccio, nella mia vita, che appartengono alla sfera “artistica”, come dipingere, danzare, leggere, disegnare. La differenza sta nel fatto che è l’unica tra tutte le mie passioni che non ho mai abbandonato. Anche per brevi periodi. Io ho sempre continuato a scrivere, penso perché per me è un bisogno primario. Come mangiare, o dormire. Direi che scrivere per me è vitale, ma non in senso romantico, in senso “naturale e biologico”. Non so se è chiaro, capisco sia una definizione un po’ sulle righe…

Scrivere può essere un buon escamotage psicologico per dire e fare ciò che in realtà non si ha il coraggio di mettere in atto?

Non sono d’accordo. Per carattere io dico sempre tutto quello che mi passa per la testa. Chiaro è che lo faccio con i miei amici più cari, o con il mio fidanzato, o con i miei genitori. Ma tutto quello che io scrivo loro lo sanno già. Gliel’ho detto, o raccontato. Quando poi lo leggono è un ripasso.

Che rapporto hai con la tua terra?

Troppo stretto e viscerale. Tanto da risultare ridondante con chi non è siciliano. Io vivo a Roma da undici anni ormai. E questo attaccamento non l’ho mai perso. Credo che chi nasca in Sicilia, e poi metta radici in un altro posto, sempre dentro sé avrà una piccola parte che dice:” sei sempre stato adottato”. Questo a volte può risultare un ostacolo.

Che augurio ti sentiresti di fare ai lettori che ci stanno leggendo?

Auguro a chi ci legge, di fare sempre ciò che veramente voglion fare. Senza preoccuparsi di niente, o di opinioni altrui. Se si riesce in questo, penso si possa fare tutto.

Salutiamo anche le nostre Super Editor di Antipodes Casa Editrice?

Certamente, saluto Nicoletta, che si occupa di tutto quello che io mai potrei gestire in vita mia. E la ammiro molto per questo. A Vanessa invece appartiene il mio cuore perché lavorare con lei per me è ogni giorno una gioia. È un rapporto che solo nei film avevo visto. Soprattutto per non avermi bloccata dopo le cento foto dei miei gatti, che le mando (sorride).

Scritto da Orazio Mancuso.

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