Dopo aver lavorato in Elisa di Rivombrosa, Marika Campeti presenta “Il Segreto di Vicolo delle Belle” alla II edizione di recensioni e interviste di The Horace Post.

Dopo aver lavorato nella postproduzione di svariate pellicole cinematografiche (Kukuska, Don gnocchi, L’angelo dei bimbi e Il 7 e l’8), oltre che per la popolare serie tv che il grande pubblico di Canale 5 conosce come “Elisa di Rivombrosa 1 e 2”, Marika Campeti ci racconta la sua strepitosa e impegnativa carriera. Un percorso pregno di sacrifici, di arte e di successi. Come del resto, il suo ultimo libro “Il segreto di Vicolo delle Belle”, un colossale romanzo di circa cinquecento pagine che solleva tematiche attualissime come quella della violenza sulle donne e della disparità di genere.

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Marika è un’artista, una mamma ma, prima di tutto, una donna che ama condividere le sue storie. Aneddoti che ci conducono alla sua infanzia, quando da piccola non aspettava l’ora di svolgere il tema in classe, attirando le invidie dei suoi compagni e l’ammirazione delle maestre che orgogliose, si vantavano di quella piccola studentessa-modello, divenuta oggi una donna indipendente, una grande lavoratrice e soprattutto una scrittrice di successo.

Il segreto di Vicolo delle Belle

TRAMA: Il segreto di Vicolo delle Belle ci guida in un viaggio nella medina di Tangeri dove Sarah, una ragazza in fuga dal passato, cerca di guarire le ferite dell’anima intrecciando una relazione con Hossam: un misterioso tessitore di tappeti che le farà vivere i preparativi del matrimonio berbero, travolgendola in una passione accecante. Ma la malattia di sua nonna Sofia richiamerà Sarah in Italia, e la metterà sulle tracce di un doloroso segreto celato trai vicoli antichi della città di Terracina. È proprio lì che andrà, per scoprire la verità sul passato della nonna, respirando il polveroso odore di un segreto impronunciabile. Il 4 settembre 1943 la città di Terracina veniva attaccata dal cielo: sotto i bombardamenti i destini di due donne si intrecceranno per sempre. È Nina a lasciare le tracce di un peccato inconfessabile: una donna nascosta tra le alte scale di Vicolo delle Belle, che tesse senza pietà il destino delle generazioni future.

ORAZIO MANCUSO. Ciao Marika, come vivi la quotidianità nei panni di scrittrice e non?

MARIKA CAMPETI. Una domanda un po’ particolare. Io insegno danza mediorientale da quindici anni. Ho girato un po’ il mondo con i miei spettacoli. Sono andata anche in America. Quindi, diciamo che una parte della mia vita è legata alla danza. Per questo motivo, ho anche una linea di abiti, perché amo molto cucire. Ho pertanto creato questa linea che si chiama “Marika Art” grazie alla quale creo abiti per il mio gruppo. Prima di diventare mamma, ne facevo tantissimi. Poi, sono responsabile di un ufficio stampa, questo è il mio lavoro tra virgolette normale. Sono responsabile dell’ufficio stampa dell’ ASL – Roma Quattro. Lavoro ogni giorno. Sono in ufficio…

A proposito del tuo bagaglio culturale, hai studiato Musica e Spettacolo…

Sì. Volevo fare la sceneggiatrice all’inizio della mia carriera. Ho lavorato nella post-produzione delle fiction. Il mio primo lavoro fu Elisa di Rivombrosa in cui ho seguito una precisa fase del doppiaggio. Dopo, ho lavorato come assistente al doppiaggio per altri film, in particolare per il cinema. Però la produzione più lunga e interessante è stata quella di Elisa di Rivombrosa 1 e 2, il sequel invece è stato fatto da un’altra produzione.

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Quando ti sei resa conto di essere portata per la scrittura?

Scrivo da quando ero piccola, proprio da bambina… Ho un quaderno in cui scrivevo le mie poesie. Avevo sette anni. Si tratta di raccolte di poesie molto semplici sulla quotidianità… Sul sole… Sul mare… E lo conservo gelosamente. Alle elementari amavo moltissimo il momento in cui dovevamo scrivere il tema. Tant’è che, dopo averlo consegnato, la maestra mi portava fieramente in giro per le classi e lo leggeva, perché i miei temi erano considerati da lei molto belli. Timidamente mi nascondevo dietro di lei, dietro la sua gonna. Perché questa cosa mi metteva un imbarazzo terribile. La mia passione per la scrittura è sempre rimasta costante fino ad arrivare alle scuole medie e alle superiori. Ho sempre amato scrivere. Ciononostante non mi ero mai cimentata con la scrittura di un romanzo.

Cos’è successo dopo?

È successo che sono diventata mamma. Quando sono diventata mamma ho fatto un po’ i conti con me stessa e mi sono resa conto di essere una donna molto realizzata e molto felice, sia dal punto di vista lavorativo che per quel che concerne la famiglia, anche perché ho trovato l’amore in un momento della mia vita che definirei perfetto. Non molto presto e, quindi, prima di trovarlo ho viaggiato, mi sono divertita, ho scoperto il mondo e sono stata felice di essere single fino ad un certo punto della mia vita. E, poi, ho trovato l’amore nel momento giusto e ho costruito la mia famiglia nel momento giusto e sono diventata mamma. Avevo trentasei anni. Mi sono guardata e ho capito che il mio sogno più grande era quello di scrivere un romanzo. Un mio sogno nel cassetto. Questo coraggio di realizzare il mio sogno è servito per dare un esempio a mio figlio, ovvero quello di credere in sé stessi per realizzare i propri sogni. Mio figlio adesso ha tre anni…

In quale periodo della tua vita hai scritto questo romanzo?

Ho scritto questo romanzo nel momento più critico che una mamma possa attraversare. Ovvero quando mio figlio aveva un anno. Era nel suo primo anno di vita. Quel periodo in cui, diciamo, non si dorme (ride), si è stanche. Però ho scritto comunque il mio primo libro. E, soprattutto l’ho fatto per questo: per dimostrare a me stessa e a mio figlio di poter realizzare un grande sogno e ci sono riuscita! È stato soprattutto un atto di coraggio perché ho scritto un romanzo abbastanza impegnativo. Più di cinquecento pagine e tu lo sai bene che quando si comincia a scrivere davanti a te hai il vuoto e questo vuoto va riempito.

Osservando bene il dipinto che è riportato sulla copertina del tuo libro e leggendo bene la trama è come se la femminilità fosse la vera protagonista del tuo romanzo, oltre che un collante importante per intrecciare le vicende al suo interno…

Sicuramente è un romanzo in cui si parla del coraggio delle donne, perché queste quattro protagoniste vivono delle vicende anche drammatiche nelle loro storie le quali sembrano apparentemente scollegate e invece, poi, nel finale si uniscono pur essendo su piani temporali differenti. Parlo innanzitutto del coraggio di affrontare le diversità, perché si parla di accettare le differenze culturali di varie società, religioni e modi di intendere diversi. Pensa che c’è anche la storia d’amore tra una ragazza italiana e un ragazzo marocchino. Vengono da due famiglie assolutamente diverse ma attraverso il loro amore, c’è l’accettazione della loro diversità. Parlo anche della violenza sulle donne. In particolare ho approfondito sulla violenza domestica. L’ambientazione è nel passato, durante la seconda guerra mondiale, pur tenendo in considerazione che la violenza sulle donne è un tema molto attuale. Infatti, spesso, alle mie presentazioni se n’è parlato. Hanno presenziato diverse associazioni, degli sportelli antiviolenza a tutti gli effetti.

Ci sono altri temi?

Parlo anche della diversità di genere e affronto tematiche inerenti all’omosessualità attraverso questo romanzo.

Quali sono i personaggi investiti da quest’altra tematica?

Al presente, c’è un personaggio femminile di nome Sarah che incontra un ragazzo omosessuale che vive uno scontro personale. Lui proviene da una famiglia nobile. E quindi ha vissuto sin da piccolo un rifiuto da parte della sua famiglia per via della sua omosessualità. Però anche questo personaggio avrà modo di riscattarsi. Non lo rivelo poiché rischierei di svelare un aspetto molto importante della trama. Però ti svelo un fatto: si scopre, che questa sua famiglia, in realtà, nobile non è. Pertanto, in lui si instaura un giudizio e, quindi, ci sarà una duplicità. Lui penserà: “io sono stato giudicato, io adesso sto giudicando”. Però attraverso l’amicizia con Sarah riuscirà ad andare avanti. Fra loro c’è un’amicizia fraterna. Si aiutano vicendevolmente. Lui nell’aiutare lei “a scoprire” lei, scoprirà sé stesso facendo pace con sé stesso e specialmente con suo padre che non l’aveva accettato.

Qual è il punto forza del tuo libro o comunque, quale potrebbe essere un motivo in più per comprarlo?

Io ho scoperto un fatto straordinario che non mi aspettavo. Cioè che i miei lettori e soprattutto le mie lettrici, donne sopra i 45 anni, donne mature, mi continuano a scrivere perché mi dicono che i personaggi e soprattutto la storia sono stati talmente toccanti che chiusa l’ultima pagina del romanzo si sono sentite come se qualcosa mancasse loro. Ho instaurato dei rapporti di amicizia con persone che io non ho mai visto. Rapporti incredibili perché evidentemente ho toccato dei punti dell’universo femminile davvero particolari. Alcune donne mi hanno detto che hanno fatto le nottate con le lacrime leggendo alcune pagine molto forti, perché ci sono alcune parti davvero violente. Io ho voluto raccontare la verità e non ho edulcorato, capisci? Ci sono alcune parti vissute da queste protagoniste femminili durante la seconda guerra mondiale, la loro sofferenza derivante dalla violenza subita, la fuga, il loro rimaner da sole senza i loro uomini affrontando le conseguenze della guerra che sono particolarmente forti. Le mie lettrici sono rimaste molto colpite. Come se questi personaggi fossero realmente esistiti. Mi scrivono per scambiare delle opinioni. Raccontano le loro impressioni e si sono incuriosite. Anche perché ho collocato la storia dei miei personaggi lungo un arco temporale della nostra storia realmente accaduta, e quindi è facile pensare che fossero davvero esistiti. Credo veramente di aver colpito il cuore delle lettrici, la loro anima. Ne sono certa.

Che augurio facciamo ai lettori che ci stanno leggendo?

Io auguro a tutti di leggere il mio romanzo con il cuore aperto e di capire i messaggi principali intrisi fra le varie pagine del libro. Una storia avvincente che tiene col fiato sospeso. Ma in verità, la storia riporta dei messaggi fondamentali: il superamento della diversità che al giorno d’oggi è un messaggio importantissimo; diversità di diverso tipo: culturale, sessuale, religiosa, di genere, di qualsiasi tipo. E, quindi, attraverso la conoscenza e la lettura di questo libro, spero che i lettori possano vincere la paura della diversità… E soprattutto attraverso l’amore. L’amore fra una donna e un uomo, l’amore fra due donne, l’amore fra due uomini, l’amore materno e l’amicizia – che è comunque una forma di amore – costituiscono tutti quanti la chiave di volta per poter vincere questa paura.

Grazie mille Marika. È stato davvero molto bello parlare del tuo libro e trarne spunti così importanti. Ti ringrazio per esserti raccontata sulla mia rivista.

Grazie a te! Grazie a te! Un abbraccio e un Buon Natale!

Scritto da Orazio Mancuso.

22.12.18

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