Le donne nella letteratura horror, Intervista con Filippo Semplici.

Da quando scrivo su questa meravigliosa rivista online, ho quasi sempre parlato di donne importanti; donne che nonostante sembrino diverse, sono legate da un comune denominatore: il coraggio di essere indipendenti. Rimango però deluso quando mi imbatto nel genere horror – evento raro però non impossibile – e noto che le donne sono quasi sempre ingabbiate nel tradizionale ruolo stereotipico della vittima. Donne dipendenti anche se diabolicamente tentatrici, quasi sempre inermi e urlanti. Tempo fa, grazie ai rari ma sufficienti contributi televisivi e letterari è emerso il mito sorprendente della Cacciatrice di vampiri: caso sporadico in cui mi è capitato finalmente di costatare una rivalutazione del racconto sulla femminilità nel mondo dell’horror. Una rivalutazione non di certo solida e duratura, altrimenti se ne sentirebbe parlare ancora. Dunque mi chiedo come mai la letteratura horror non abbia ancora considerato un ruolo più contemporaneo per i personaggi femminili. Donne più indipendenti, donne capaci di annientare un bruto senza chiedere l’aiuto del classico uomo coraggioso e virile; e per ottenere qualche chiarimento in merito, mi sono rivolto ad un giovane scrittore di successo che l’horror lo inventa e lo reinventa quotidianamente: Filippo Semplici, vincitore del Premio letterario “Terni Horror” e autore dell’ultimo best-seller “Ti guarderò morire”, uno dei libri più venduti su Amazon il quale occupa l’olimpo delle novità più interessanti del momento. Pur tenendo presente la mia iniziale premessa sul ruolo delle donne nella letteratura horror, credo che l’incredibile successo di quest’ultimo libro debba essere inteso come un motivo in più per lasciarsi trasportare dalle novità e leggere l’intrigante storia di Ti guarderò morire che sicuramente, mentre starete leggendo quest’intervista, starà facendo il giro delle case di chi l’horror lo divora. 

ORAZIO MANCUSO: Benvenuto Filippo! Il tuo ultimo romanzo “Ti guarderò morire” ha fatto una rapida ascesa in molte classifiche, soprattutto su Amazon. È rientrato nella categoria dei cento best-seller e non solo: come ci si sente ad un passo da Stephen King?
FILIPPO SEMPLICI: Sei troppo buono. In realtà ho imparato a “tarare” le classifiche di Amazon, e non è tutto oro quel che luccica. Il libro sta avendo un buon riscontro, questo sì, sono arrivate le prime recensioni da parte di blogger e scrittori importanti e sembrano entusiasti ad un livello che non avrei certo immaginato. Quindi, bene. Ma King resterà sempre molto, molto oltre rispetto a me. Anzi, parliamo piano che se ci sente, ci sgrida!

Una risposta molto umile nonostante i risultati entusiasmanti! Parlando del genere horror, non ho mai compreso fino in fondo come mai i personaggi maschili siano sempre messi in primo piano rispetto a quelli femminili. Come mai?
Sarà un cliché del genere, e lo è di sicuro, ma i personaggi femminili colpiscono di più vestendo i panni delle protagoniste, e non lo dico per dire. La donna che urla, scappa, inseguita dal cattivo di turno, fa più effetto di un uomo messo nelle stesse condizioni, c’è poco da fare. Tuttavia esistono anche tanti altri esempi al contrario: Thomas Harrsi ne “Il silenzio degli innocenti” ci presenta Clarice Starling, protagonista assoluta del libro, insieme all’intramontabile Lecter. Personalmente scelgo uomini perché sono sempre io che mi metto nei panni del protagonista e non riuscirei a scrivere bene pensandomi in un corpo che non mi appartiene.

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Esistono anche tanti altri contributi sia letterari che cinematografici in cui le eroine danno un taglio sicuramente molto intrigante. Nell’ambito delle serie tv mi viene in mente la classica cacciatrice di vampiri che regala l’immagine di una donna totalmente indipendente, una donna che i problemi se li risolve da sé. Descrivimi Elise, la protagonista del tuo romanzo…
Infatti, l’apporto della figura femminile nella narrativa del genere horror/fantasy è indubbiamente prezioso ed è servito ad introdurre un importante rinnovamento. Diciamo che io sono un tipo “vecchio stampo” che ancora predilige certe scelte. Elise, nel mio romanzo, è una ragazza tosta e testarda, pronta a spaccare il mondo, ma sarà sottomessa lentamente alla situazione sconvolgente che si troverà a vivere. A Orlando invece, il vero protagonista, capiterà il contrario: pacifico e riflessivo, subirà la metamorfosi opposta. Mi sono divertito a creare questi due personaggi proprio per vederli trasformare. E tra i due, inizialmente, la “dura” è proprio Elise, il personaggio femminile.

Molti lettori sembrano molto entusiasti per la semplicità del tuo romanzo. Molti dicono di averlo letto in un solo giorno. Qual è il tuo segreto?
Semplice: ho pagato quei lettori! Scherzo. Se avessi segreti, a quest’ora sarei al primo posto in classifica. L’unica cosa che posso dire è che si impara a scrivere, scrivendo. E leggendo anche e soprattutto. Non nego comunque di aver ricevuto una bella mano da parte di Franco Forte, scrittore e direttore editoriale Mondadori che ha creduto in me, ha editato il mio romanzo e infine, ha deciso di pubblicarlo lui stesso (Delos Digital è di sua proprietà). Ho trascorso un giorno intero a Milano insieme a lui, dove mi ha spiegato tante di quelle cose, che io da solo non avrei mai immaginato. Ma a prescindere dai consigli, che sono sempre benvenuti e nel mio caso sono stati illuminanti, credo di aver affinato un mio preciso stile negli anni. Uno stile che oggi mi permette di scrivere in un certo modo.

Hai avuto molte collaborazioni con il tradizionale sistema editoriale ma adesso sei uno scrittore indipendente almeno mi pare di capire, o sbaglio ?
Sono da sempre uno scrittore indipendente, se per indipendente intendi non avere qualcuno di “Grosso” alle spalle. Non sono un self-publisher, anche se sarei tentato di diventarlo. Ad oggi, tutto quello che sono riuscito a pubblicare è sempre stato attraverso editori che hanno creduto in me e in quello che scrivevo. Per ora posso accontentarmi!

Quindi non credi che l’auto-pubblicazione possa diventare il futuro letterario per migliaia e migliaia di scrittori esordienti?
Assolutamente possibile, certo. Infatti, come ho scritto prima, sarei tentato di provarlo, perché il mondo editoriale di oggi è inquinato e pubblica quasi sempre gli stessi nomi, senza dar spazio a scrittori emergenti. Tuttavia, è innegabile, il prestigio che arriva del pubblicare con un editore è diverso da quello di essersi auto-pubblicati, perché così riesce un po’ a tutti, anche a quelli che davvero non sanno tenere una penna in mano. Ritengo il Self Publishing, se ben fatto e con criterio, una valida alternativa all’editoria tradizionale.

Cosa mi dici del tuo premio letterario?
E’ stata una gran bella soddisfazione, anche se sono arrivato secondo; mi ha dato modo non solo di rispolverare un vecchio romanzo che giaceva nel cassetto, (omaggio spudorato a Lovecraft), ma anche di ricevere il parere autorevole di Tullio Dobner, storico traduttore di Stephen King e John Grisham. E pensa che tra le motivazioni che mi hanno penalizzato al secondo posto proprio l’aver “attinto” dalla letteratura di un autore classico. Ma va bene così. Un’altra bella soddisfazione è stata il piazzarmi finalista al torneo nazionale Ioscrittore. E proprio con Ti guarderò morire pensa un po’, anche se aveva un altro titolo ed era abbastanza diverso da com’è adesso.

Un’ultima domanda: se potessi tornare indietro, cambieresti qualcosa? Il titolo di un romanzo? Il nome di un personaggio? Qualche caratteristica di un personaggio?
Su questo sono abbastanza sicuro: non cambierei niente. Il passato non ritorna, quel che è stato è stato, e se ho fatto delle scelte, all’epoca, avrò avuto i miei buoni motivi. C’è il futuro, adesso, di cui occuparsi. Fare tesoro degli errori, questo sì, per imboccarne uno migliore, è una mia priorità, ma non mi pento di nulla.

Quanto al futuro, non mi rimane che augurarti il meglio. Grazie per esserti raccontato sul mio blog.                   Grazie a te Orazio, per l’interesse che hai dimostrato verso di me e i miei libri, e ti faccio i complimenti per l’originalità delle domande che hai posto. Sei stato il solo a pensare a domande diverse dalla norma.

Scritto da Orazio Mancuso.

 

 

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