Marianna de Leyva, il racconto straziante di una suora abusata da uomini di Chiesa.

Se c’è stata una persona che ha fatto tanto discutere col passar degli anni, attirando così l’attenzione di svariate personalità fra cui giornalisti, scrittori, artisti e persino registi, quella persona è sicuramente lei: Marianna de Leyva y Marino; successivamente divenuta Suor Virginia Maria de Leyva.

Aveva poco più di tredici anni quando il padre, un uomo estremamente religioso a parole e non con i fatti, la costrinse a diventar suora per poter egoisticamente beneficiare di tutti i beni che era riuscito ad ottenere grazie all’eredità della defunta moglie. Infatti, Marianna non più protetta dalla tanto amata madre, dovette fare il suo triste e non voluto ingresso come novizia nell’Ordine di San Benedetto nel celebre convento di Monza, prendendo il nome della defunta madre, Virginia.

Alessandro Manzoni la dipinse nell’opera “I Promessi Sposi” come una donna di rara bellezza. Una donna lussuriosa che mancava di coscienza. Ciononostante, il famoso scrittore la chiamò Gertrude o meglio, “Gertrudina” alludendo così a “Poveretta” e dimostrando, nonostante i valori e gli ideali di un’epoca antica, una sorta di tenerezza nei confronti di una donna che in realtà ne vide di cotte e di crude. Ma la Gertrude manzoniana è quasi un artifizio letterario per certi versi distante dalla vera e sfortunata Virginia.

Corteggiata fino allo sfinimento da un giovane e sfacciato Giovan Paolo Osio, un potente aristocratico la cui tenuta era situata in prossimità del convento di Monza, Suor Virginia seguì irrimediabilmente i suoi sentimenti lasciandosi travolgere in questa frenetica relazione durata per molto tempo. Grazie all’aiuto della consorella Candida Colomba (un’altra ragazza costretta a portare il velo), Virginia ebbe la possibilità di incontrare Paolo Osio all’interno della sua cella monacale. Ma la situazione le sfuggì di mano divenendo incinta. Dopo un aborto, e un’altra gravidanza così come riporta scrupolosamente la scrittrice Marina Marazza nella sua colossale opera “Il segreto della Monaca di Monza”, il grande amore di Virginia venne allo scoperto a causa di una giovinetta. Un’addetta alle pulizie, infatti, scoprì la relazione che legava i due giovani e minacciò di rendere tutto pubblico. Ciò che ne seguì, fu uno scandalo di enormi dimensioni.

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Ma veniamo al dunque. Per ordine di un uomo di Chiesa prepotentemente ambizioso, il cardinale Federico Borromeo, Virginia fu in un primo momento incarcerata nonostante avesse fatto resistenza togliendo via il velo monacale e impugnando una spada contro una guardia carceraria. Successivamente verrà torturata costantemente al punto da perdere la funzionalità della mano stessa. Poco dopo, Virginia e tutte le consorelle che l’avevano precedentemente aiutata – suor Candida Colomba compresa – verranno processate e murate vive in una sorta di ex-convento di Milano, dedito ad accogliere ed aiutare le prostitute del luogo.

Ma quello che non sapevamo è che Virginia sopravvisse e dopo tanti anni, sempre per volere del Cardinale Federico Borromeo il quale stava lavorando ad una sua autobiografia, ordinò di far abbattere quel muro in calce cogliendo l’occasione per aggiungere tale “atto benevolo” nell’elenco delle sue apparenti buone azioni che verranno pubblicate successivamente nel suo libro autocelebrativo.

Quella cella fu finalmente aperta a picconate nel settembre del 1622. Ma ciò che ne uscì fuori fu la sagoma di una donna-fantasma oramai deturpata e irrimediabilmente segnata non solo nel fisico, ma anche nella mente. Una donna usata e abusata dai potenti per personali tornaconti. Ma sicuramente, un personaggio fascinoso ed immortale che ha donato un’ulteriore nota di colore alla letteratura italiana di ieri e di oggi.

Scritto da Orazio Mancuso.

Contatti/Link: Profilo Facebook; Pagina The Horace Post.

Per ulterori approfondimenti consiglio il libro di Marina Marazza Il segreto della Monaca di Monza, Virginia, non c’è niente da esorcizzare. Nessun demone si chiama amore.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Angela Rita Pistorio ha detto:

    Giusta narrazione per donne storpiate dai racconti al maschile. Complimenti per trovare la giusta dimensione di genere nella letterattura romanzata.

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  2. Orazio Mancuso ha detto:

    Commenti come il suo, mi riempiono di orgoglio.
    Grazie per il suo tempo dedicato alla lettura del mio articolo. Se lo desidera, la invito a seguire il mio blog.
    O. M.

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